Non Cognitive Skills fondamentali per contrastare povertà educativa

Credo che la legge Non Cognitive Skills possa dare un grande contributo soprattutto per quanto riguarda gli aspetti sulla sperimentazione pedagogica e sul rafforzamento delle reti territoriali e perché prevede una centralità forte delle comunità educanti.

L’anno di pandemia appena trascorso, con la scuola in DAD, ci ha dimostrato che il digitale, che in teoria è un acceleratore, in molti casi è stato un freno per alcuni docenti. 

Questo ci deve far porre in maniera molto laica il tema delle competenze digitali dei formatori. 

Inoltre, tra le conseguenze del lockdown, è obbligo menzionare, parlando di minori, anche l’analfabetismo emotivo che si è creato in questa fase, legato alle distanze e alla mancanza di socialità. 

Il digitale può essere uno strumento anche in questo caso, per costruire una scuola in ottica partecipativa e inclusiva, dobbiamo piegare questo strumento alle nuove esigenze nate dalle difficoltà educative. 

Io credo che la legge Non Cognitive Skills da questi punti di vista possa dare un grande contributo soprattutto per quanto riguarda gli aspetti sulla sperimentazione pedagogica e sul rafforzamento delle reti territoriali e perché prevede una centralità forte delle comunità educanti. 

Un forte approccio, dinamico e trasformativo, che praticherà un cambiamento anche sugli adulti. Credo quindi che questa proposta di legge costituisca una vera sfida che guarda al futuro.