Carceri minorili: Nisida eccellenza ma accentuare la presa in carico dello Stato

Mi attiverò per proporre degli interventi che possano facilitare una semplificazione del rientro in società dei ragazzi a partire da una defiscalizzazione completa del costo del lavoro per inserire quanti escono da questo tipo di percorso riabilitativo.

Oggi con la Commissione bicamerale Infanzia abbiamo visitato l’istituto penitenziario minorile di Nisida. E mi preme comunicare l’assoluto apprezzamento per il lavoro e la progettualità del direttore Gianluca Guida e dell’universo che gira intorno all’ipm, un’eccellenza italiana, se così vogliamo chiamarla, per i progetti educativi, non solo laboratoriali ma prettamente professionali, la formazione, anche sull'alfabetizzazione emotiva e il progetto di cura che lavora sui ragazzi per dargli nuova speranza, strumenti e capacità di rialzarsi dagli orribili delitti che hanno compiuto. 

Da parte mia credo però che, per massimizzare le esperienze virtuose come questa, ci sia la necessità di un appoggio ancora maggiore da parte delle istituzioni che devono garantire il follow up dei ragazzi che escono dalla costrizione e quindi la presa in carico sociale dei loro destini. Mi attiverò quindi, per quanto mi compete, per proporre degli interventi che possano facilitare una semplificazione del rientro in società dei ragazzi a partire da una defiscalizzazione completa del costo del lavoro per inserire quanti escono da questo tipo di percorso riabilitativo. Senza misure di questo tipo si rischia che il rientro in società di questi ragazzi, che spesso sono anche padri, sia difficile e che si ritorni in quel contesto di sottocultura criminale nel quale si erano mossi i primi passi. 

Incontrare i ragazzi reclusi, tutti con storie di disagio emarginazione vicinanza camorrista e analfabetismo emotivo ci deve far riflettere su come lavorare sull’infanzia, attraverso la prevenzione. Le carcerazioni minorili sono sempre una sconfitta per la società. I delitti compiuti dai minori, spesso gravissimi, sono la punta dell’iceberg di qualcosa di più profondo che dobbiamo combattere alla radice: la povertà, le mafie, la cultura mafiosa.