Meeting: il mio intervento su educazione e character skills

I cambiamenti epocali che stiamo vivendo, che sembrano aver subito una accelerazione durante la pandemia, richiedono l’insegnamento di competenze non cognitive (charactere skills) ossia una serie di attitudini caratteriali socio- emotive e culturali che permettono di affrontare in maniera consapevole la complessità che oggi abbiamo di fronte.

Una sintesi del mio intervento al panel “Investire in educazione oggi vuol dire scommettere sull’alleanza Scuola-Lavoro” che si è tenuto oggi al Meeting di Rimini. 

I cambiamenti epocali che stiamo vivendo, che sembrano aver subito una accelerazione durante la pandemia, richiedono l’insegnamento di competenze non cognitive che a me piace definire character skills, ossia una serie di attitudini caratteriali socio- emotive e culturali che permettono di affrontare in maniera consapevole la complessità che oggi abbiamo di fronte. Non si tratta di competenze nozionistiche o solo cognitive ma sono parte fondamentale dell’apprendimento necessario a vivere lavoro e relazioni e per capire cosa succede intorno a noi. Possiamo inquadrarle tra le global competence che ci permettono di comprendere la complessità del mondo, di interagire all’interno di universi multiculturali e rapportarci con visioni di società diverse fra di loro, valorizzando e tutelando la sostenibilità e il benessere collettivo. Parliamo ad esempio di pensiero critico, coraggio, attitudine al confronto con gli altri e alla collaborazione, elementi indispensabili per un balzo in avanti nella società afflitta dalla pandemia che, tra i tanti danni economici e sociali che ha provocato, ne ha causato uno catastrofico sull’educazione e relazione di bambine e bambini, ragazzi e ragazze. 

La chiusura delle scuole durante l’emergenza covid rappresenta una macchia contro la quale alcuni di noi hanno combattuto anche in Commissione Cultura. Certo, le disuguaglianze non sono nate con la pandemia ma di certo sono stati esasperati i gap presenti. Credo che il tentativo di alcuni decisori pubblici di aver cercato di colmarli solo con i tablet e il distanziando, sia stato fallimentare: c’è un universo pedagogico che è stato interamente trascurato. Altri invece hanno cercato di ragionare su una visione di scuola futura. 

Va in questo senso la proposta di legge di Maurizio Lupi sullo sviluppo delle competenze non cognitive del quale sono relatore per l'intergruppo sussidiarietà, concepita prima della pandemia con il coinvolgimento di tutti i partiti. Tra i tanti meriti di questa proposta segnalo l’inserimento della sperimentazione sulle non cognitive skills nella scuola non come intervento monolitico ma come mezzo anche per restituire al ministero dell'istruzione capacità di visione e di indirizzo su questo campo, che poi le scuole nella loro autonomia possano implementare. Sono ottimista che possa andare a conclusione entro il mese di settembre. 

Intanto dobbiamo batterci per eliminare alcune vetuste dicotomie come: emergenza vs visione, per provare a immaginare la scuola dei prossimi decenni e quella fuorviante corpo studentesco vs corpo docente. In questi anni ogni proposta sull’istruzione fatta è stata valutata in base all’impatto che avrebbe potuto avere sui contratti dei docenti e in base alle richieste i sindacati. Dobbiamo però dire che la centralità della scuola deve ricadere su studenti e studentesse. Se non abbiamo un’idea di sviluppo pedagogico e educativo come possiamo ripensare la scuola dopo la dad e la pandemia? 

I prossimi mesi saranno decisivi per permette agli studenti e alle studentesse, attraverso le non cognitive skills, uno scatto in avanti per la costruzione di una società etica e più sostenibile.