Situazione Puglia preoccupante, rilanciare centralità dell'antimafia nelle scelte politiche

La lotta alle mafie deve diventare pietra angolare della Politica e delle scelte politiche, soprattutto al sud dove la violenza mafiosa si esercita su Enti Locali, imprese e cittadini.

 I fatti di cronaca e di giudiziaria delle ultime settimane ci restituiscono un quadro della Puglia diverso da quello del racconto ufficiale. 

Agguati, sequestri di beni a famiglie criminali, regolamenti di conti: sono accadimenti con una indubbia cornice mafiosa che non possiamo ignorare, occultandoli nella narrazione della Puglia Felix.

 Non c’è solo il piccolo malvivente ucciso in pieno lungomare, a Bari. C’è la vicenda di Foggia, dove un intero quartiere ha commemorato Alessandro Lanza, 43 anni, ritenuto dagli inquirenti ai vertici del clan mafioso Sinesi-Francavilla che si è suicidato in carcere il 17 settembre scorso, mentre scontava la pena residua di due anni per mafia e tentata estorsione. C’è quella di Cerignola, dove tra gli aspiranti sindaci c'è anche l'ex primo cittadino - dichiarato incandidabile dalla Corte d'Appello di Bari e in attesa della Cassazione - che guidava la città al momento del commissariamento: Una candidatura secondo legge, sia chiaro, ma francamente inopportuna dato che nella relazione che portò allo scioglimento si leggeva di “assidui rapporti” tra l’ex sindaco “ed esponenti di rilievo della criminalità locale”.  C’è il comandante regionale della guardia di finanza, il generale Francesco Mattana, che ha recentemente lanciato l’allarme sui "professionisti che stanno aiutando la criminalità a mettere le mani sui fondi Covid". E c’è il recente sequestro di ben 22 milioni di euro alla famiglia Martiradonna e ai loro affiliati. Un avvenimento che ci racconta come si sta evolvendo in Puglia la mafia: dalle armi ai "clic" del computer, che consentono "ai migliori adepti che vado a cercare nelle migliori università mondiali " di trasferire milioni in un batter d'occhio, come dicevano i membri della famiglia nelle intercettazioni. 

Sono tutti evidenti segnali di una cultura mafiosa purtroppo pervasiva. 

Non possiamo continuare a parlare di rinascita se non affrontiamo di petto la criminalità organizzata. Che si lega a doppio filo con la questione delle disuguaglianze e della possibilità di produrre “lavoro buono”. Più che minimizzare, sarebbe più costruttivo e coraggioso affrontare la questione e, per una volta, provare a scardinarla. 

La lotta alle mafie deve diventare pietra angolare della Politica e delle scelte politiche, soprattutto al sud dove la violenza mafiosa si esercita su Enti Locali, imprese e cittadini.