Lavoro: pratiche antimafia e valorizzazione non cognitive skills fondamentali per occupazione “buona”

Porto avanti un percorso politico strutturale su questo tema. La sussidiarietà è la risposta moderna, civile e inclusiva alle grandi sfide che il mercato del lavoro ci sta imponendo”

“Nell’ambito del mio lavoro in Parlamento, sia nella Commissione Bicamerale Antimafia che in quella Cultura di Montecitorio, mi muove l’obiettivo di creare le condizioni per un “lavoro buono”, per dirla sulla scia dell’espressione che il presidente Draghi ha usato al Meeting riferendosi al debito. 

“Lavoro buono”, o sostenibile, è una definizione che ha due ramificazioni: da un lato la necessità di garantire diritti e tutele ai lavoratori e alle lavoratrici come mezzo fondamentale per contrastare la criminalità, il welfare mafioso, il caporalato, come ho scritto nella Relazione sulle infiltrazioni mafiose in epoca covid della Commissione Antimafia.  Nel comitato omonimo che presiedo, abbiamo tracciato nel gap delle disuguaglianze esacerbate dalla pandemia uno dei fattori sensibili su cui lavorare. Non si può contrastare l’infiltrazione mafiosa, anche quella che sfrutterà i fondi del Pnrr, senza lotta alla precarizzazione della vita. 

E credo, parlando di Bari, che essendosi sommati ai problemi endemici problemi nuovi, vada con vigore affrontata la questione criminale e nel contempo quella degli schiavi nelle nostre campagne. Le due questioni sono assolutamente legate. 

Il termine “lavoro buono”, dall’altro lato, include la valorizzazione delle Non cognitive skills (o soft skills), attraverso una legge di cui sono relatore che arriverà in Aula il 29 novembre, che permettono di rendere praticabile, dinamico e maggiormente performante l’accesso a un mondo del lavoro profondamente cambiato, dato che sono competenze sempre più richieste. 

Porto avanti quindi un percorso politico strutturale su questo tema ma, ci tengo a precisare, di collegamento, di ponte con le comunità. Credo sia necessario il superamento del concetto di uomo solo al comando e delle vacue promesse del singolo intervento salvifico, soprattutto per la questione meridionale, e la sostituzione con sussidiarietà, interventi collettivi, in accordo con le comunità territoriali che, tanto più dopo il covid, possono riuscire da dare delle risposte per aumentare il benessere collettivo e il bene comune. 

La sussidiarietà è la risposta moderna, civile e inclusiva alle grandi sfide che il mercato del lavoro ci sta imponendo”. 

Lo ha detto il deputato del Partito Democratico Paolo Lattanzio, membro della Commissione Antimafia, intervenendo oggi pomeriggio al convegno “Il lavoro visto da Sud” a cura della Fondazione per la Sussidiarietà e dell’Università di Bari.