In memoria di Rocco Chinnici

Rocco Chinnici aveva una visione innovativa della lotta alle mafie che partiva dal coinvolgimento dei giovani.

A distanza di 38 anni dal barbaro omicidio del giudice Rocco Chinnici e dei membri della sua scorta (il maresciallo Mario Trapassi e l'appuntato Salvatore Bartolotta nonché il portiere dello stabile di via Pipitone Federico, Stefano Li Sacchi) bisogna avere il dovere non solo di ricordare l’inventore del pool antimafia ma di rendere attuale e pratico il suo messaggio. 

Rocco Chinnici aveva una visione innovativa della lotta alle mafie che partiva dal coinvolgimento dei giovani. 

Aveva intuito che l’antimafia, per essere efficace, doveva accompagnare al lavoro giudiziario quello culturale. 

Per anni il giudice ha girato le scuole per spiegare ai ragazzi e alle ragazze che “la mafia è stata sempre reazione, conservazione, difesa e quindi accumulazione della ricchezza”. 

L’investimento sui giovani come architrave della lotta alla cultura mafiosa è la grandissima eredità che Chinnici ci ha lasciato. Oggi più che mai attuale. 

Credo sia doveroso, oltre ai necessari tributi, continuare su questa strada.